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venerdì 15 ottobre 2010

Alimentazione nel primo anno di vita

Nell’ambito del progetto “Alimentazione e stili di vita” attivo nelle equipe pediatriche della ASL TO3 di Collegno e Pinerolo, si è svolto ad aprile un corso di formazione per tutti i pediatri.
Il progetto, che prevede un percorso organizzato su temi diversi ma complementari, da svilupparsi nel corso di tre anni, ha lo scopo di rendere omogeneo il comportamento dei pediatri dell’azienda nei confronti del tema in progetto, aggiornando le loro conoscenze e fornendo strumenti condivisi atti a modificare il comportamento alimentare e gli stili di vita nei bambini, per ridurre l’insorgenza di sovrappeso e obesità e prevenire le patologie croniche ad essi correlate.
Uno dei temi, l’”Alimentazione del bambino sano nel primo anno di vita” ci ha visti impegnati nel fornire ai pediatri un aggiornamento sul tema dell’alimentazione nel primo anno di vita per uniformare i comportamenti nelle indicazioni da fornire alle famiglie, aumentare le conoscenze delle famiglie stesse in tema di alimentazione, sostenendole nelle competenze presenti e implementando quelle carenti, e promuovere relazioni equilibrate con il cibo e con il gusto, e stili di vita corretti e attivi nei bambini.
Vista la discussione avviata sul blog dell’acpovest qualche mese fa sul tema dell’autosvezzamento, allego le slide della relazione che ho preparato per il corso di formazione, con l’intenzione di fornire nuovo materiale per riprendere e forse allargare ancora la discussione fra di noi, anche alla luce di maggiore esperienza maturata in questi mesi. Chiara Guidoni

lunedì 26 aprile 2010

Obesità e svezzamento

Compare, nella rubrica "Perspective" del NEJM di questa settimana, un breve editoriale dal titolo piuttosto eloquente: "Let’s Move - Childhood Obesity Prevention from Pregnancy and Infancy Onward"

Gli autori prendono spunto dalla campagna di Michelle Obama "Let's Move" per la riduzione dell'obesità infantile per sottolineare l'importanza che ha l'alimentazione della mamma durante la gravidanza e quella del bambino fin dalle primissime epoche di vita. I primi due anni in particolare sarebbero cruiciali nel condizionare il BMI futuro.
È vero quindi che ci si può sentire un po' zia Pinuccia a parlare di pappe (vedi post e relativa discussione sullo svezzamento qui) tuttavia è innegabile il nostro ruolo visto sotto quest'ottica.

Link articolo (in free full test) -> qui

venerdì 2 aprile 2010

Autosvezzamento

Dopo la serata di martedì sera sull'autosvezzamento mi sono rimasti alcuni dubbi che purtroppo quella sera non sono riuscita a mettere a fuoco. Mi piacerebbe continuare la discussione sul blog!
Il racconto fatto da Cristina della volta in cui lei, a un bimbo di 6 mesi che iniziava lo svezzamento, ha proposto un cubetto di mortadella (che lui peraltro si è sbocconcellato con cura) mi ha lasciata un po' interdetta.
Io in genere, dopo aver spiegato che il bambino può mangiare un po' di tutto, consiglio di cominciare con assaggi di cibi cremosi offerti col cucchiaino (passando al cibo a piccoli pezzettini in un secondo momento). Certo, in questo modo gestisce ancora tutto la mamma. Al bambino resta però la libertà di accettare o rifiutare e di far capire cosa gli piace e cosa no.
Si può considerare autosvezzamento, anche se non è il bambino che... si serve attivamente? O un'introduzione all'autosvezzamento? O non è un passaggio necessario? O è "dannoso" perchè invita indirettamente la mamma a frullare e rende più difficile il passaggio ai pezzettini?
Al bilancio degli 8 mesi, poi, verifico se hanno iniziato a mangiare anche a pezzettini. E qui spesso scopro che frullano tutto. Passare ai pezzettini infatti è comunque (autosvezzamento o no) un problema per certe coppie madre-bambino. Per alcune mamme gioca, nella scelta del frullare, la comodità della routine e la sicurezza di offrire un cibo "giusto". Per altre però è molto grossa la paura che il bambino " si strozzi". Sono solo madri che "hanno paura" o anche bambini che hanno reali difficoltà? Cosa dire a queste mamme?
Inoltre: la letteratura ci dice che a quel bambino svezzato da Cristina non verrà un'allergia alla mortadella (!), ma siamo sicuri che la digerirà senza problemi? Anche se ne mangia tanta? E quant'è "tanta"?
A tutti noi, ormai ben svezzati, è capitato, dopo un pranzo con cibi diversi dall'abituale (come qualità o come modo di essere cucinati) di avere un peso sullo stomaco, dormire male ecc! Molte mamme in effetti mi dicono "ha mangiato gli spinaci (o i fagioli o il cavolfiore o l'uovo ecc) e poi la notte si è svegliato più del solito". Siamo sicuri che non ci sia mai nessuna relazione fra le 2 cose?
Infine: so che ci sono studi che dicono che bambini molto piccoli, posti liberamente di fronte a una varietà di cibi "sani", si alimentano, mi pare nell'arco della settimana, in modo corretto: cioè magari un giorno mangiano solo carboidrati, il giorno dopo solo proteine e così via...Ma intanto sono bambini più grandi (che camminano e si servono dal tavolo).
E poi è uno studio. Non è un metodo educativo!
Quindi: anche ipotizzando che i genitori mettano in tavola una varietà di cibi sani, come comportarsi di fronte al bambino che si divora, per esempio, un piatto di pasta (o 2 fette di mortadella!) e poi non ha più fame per verdura, frutta ecc?
Che ne dite? Che ne dicono gli esperti?
Maria

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