giovedì 10 marzo 2011

Il pediatra di fronte ai problemi del sonno: un’occasione di riflessione sul nostro ruoloMartedì 22 marzo 2011 Ore 21 Sala Valdese. Via Principe Tommaso 1 Torino



Questa serata nasce da riflessioni e  discussioni che, all’interno del gruppo genitorialità, ci hanno appassionato e che vorremmo iniziare a condividere e ad approfondire in un gruppo più ampio e con l’aiuto di una esperta (che ben conosciamo e apprezziamo), la dottoressa Ilaria Lesmo, antropologo medico.
Partiremo dal problema dei disturbi del sonno, per il quale siamo spesso interpellati dalle mamme e per la cui soluzione  esistono teorie e pratiche molto varie, capaci di suscitare vivaci reazioni fra sostenitori di un metodo piuttosto che di  un altro (teoria di Estevill….).
Non discuteremo, però, come abbiamo fatto altre volte,  di quali  risposte dare al  problema.
Partiremo  da  una breve (e incompleta!) rassegna delle diverse posizioni degli esperti rispetto ad alcuni “consigli” pratici da dare ai genitori (lettone sì o lettone no; ciuccio sì o ciuccio no; lasciar piangere il bambino o accorrere subito… ecc .)  e metteremo in evidenza come la diversità dei “consigli” nasce da posizioni culturali differenti rispetto a temi di base quali, per esempio: come si considera il bambino, quali bisogni e competenze gli si riconoscono,  quali devono essere gli obiettivi dell’educazione, quale spazio occorre dare ai bisogni dei genitori  ecc.
Passando dagli esperti a noi stessi, potremo riflettere su quali “consigli” ognuno di noi dà preferenzialmente e quindi da quali  teorie di riferimento è orientato in modo spesso non del tutto consapevole. 
Questo tipo di approccio ci aiuta a vedere il nostro sapere  “biomedico” non come  LA VERITA’, ma  come espressione di  una cultura, così come, d’altra parte, sono espressione di una cultura (a volte molto vicina alla nostra, a volte più lontana) le convinzioni e i comportamenti pratici dei genitori.
La consapevolezza  di essere noi per primi immersi in una cultura (consapevolezza che spesso non abbiamo, come il pesce non è consapevole di nuotare nell’acqua!) ha delle importanti ricadute pratiche poiché ci obbliga a porci diversamente di fronte ai nostri pazienti: a  chiederci, per esempio,  quanto siamo legittimati a dare “consigli”; in quali altri modi possiamo rispondere alle richieste dei genitori; quanto è valido il concetto di “compliance” (che prevede l’adesione del paziente al modello del medico).
Si tratta, in realtà, di provare a vedere il nostro ruolo non soltanto con l’occhio del medico ma anche con quello, per noi molto nuovo e stimolante,  dell’antropologo medico.
Vi aspettiamo numerosi, per una serata che, pur introducendo visioni per noi in gran parte nuove, sarà molto ancorata alla quotidianità del nostro lavoro.

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