martedì 5 aprile 2011

Lampedusa: minori stranieri non accompagnati!

In questi giorni il problema immigrati è in primo piano in tutti i giornali e TV con analisi, interpretazione e proposte di soluzione tra le più diverse. Purtroppo dei minori ben poco si parla. Se non fosse della rivolta di ieri nella Casa della Fraternità di Lampedusa da parte di minori lì rinchiusi non se ne saprebbe quasi niente. Non ne vengono divulgati i numeri, dove sono, in quali condizioni, quali procedure vengono adottate per la loro identificazione, se ci sono progetti che li riguardano.
Le uniche informazione , denunce e appelli, sono riuscita a trovarli sul sito di Save The Children.
Eppure sono minori, la maggioranza di loro non accompagnati, e come tali particolarmente a rischio, proprio per la minore età, per la maggiore fragilità, per la mancanza di punti di riferimento a cui possano aggrapparsi.

Sono minori, ma proprio per questo sono tutelati da Convenzioni Internazionali, ratificate anche dall'Italia, da leggi nazionali, da direttive molto precise e vincolanti per chi deve occuparsi di minori. Prima fra tutte la Convenzione di New York del 1989 che , per la prima volta, sottolinea la preminenza del “interesse superiore del fanciullo” ( the best interest), senza distinzioni di sorta , razza, colore, sesso religione, opinione politica ecc. ( art. 3 ). Inoltre all'art. 12 , riconosce che per poter rendere il miglior interesse del bambino non una semplice formula retorica,è necessario riconoscere la voce dei minori, ascoltarli in quanto soggetti portatori di diritti e di diritti specifici.
Quanto è lontano questo parlare dalla situazione dei minori stranieri a Lampedusa!
Siamo in una situazione di emergenza, e queste possono sembrare parole vuote, ma chi si appresta a preparare piani di accoglienza per questi ragazzi , non può non tenerne conto. I minori di Lampedusa urlano la loro rabbia, vogliono accudimento ( strutture adeguate, cibo, igiene), ma urlano anche la loro richiesta di aiuto, di essere ascoltati , di essere considerati persone con bisogni e diritti specifici.

Cosa c'entra tutto questo con l'ACPO, con il nostro essere pediatri?
Provo a dire quello che penso in questo momento.
La prima cosa è che non possiamo e non dobbiamo tacere, come cittadini certo, ma come pediatri in particolare. Produrre salute e risparmiare sofferenze è sicuramente compito della pediatria. Promuovere cioè la salute intesa in senso globale. Cioè lavorare per una maggiore tutela sociale, per uguali diritti per tutti, per una migliore distribuzione delle risorse, per una vera accoglienza agli immigrati. Combattere contro le disuguaglianze sociali alla base delle delle disuguaglianze della salute. Sono compiti della pediatria, tra i quali rientra proprio l'advocacy , cioè il rivolgersi alla società per difendere e promuovere la salute.
Ci riguarda come singoli pediatri, ma riguarda in modo particolare una associazione di pediatri.
Come Associazione dobbiamo alzare la voce, farci sentire in tutte le sedi possibili ( comunicato da far avere ai giornali, ai politici, ai responsabili dell'infanzia nelle sedi istituzionali o altro. Chiedere ai politici e che vengano date garanzie che i diritti dei minori varranno salvaguardati, e in che modo, e che la loro sorte venga considerata prioritaria ).
Perché non fare anche un volantino da mettere negli ambulatori? Come ACPO abbiamo a suo tempo preso posizioni chiare sulle conseguenze della guerra in Iraq, oppure sul rifiuto di denunciare i clandestini. Una informazione capillare sulla situazione di questi minori stranieri e in generale sui diritti dell'infanzia, può essere importante per far prendere coscienza.
Ho saputo che in alcuni posti sul territorio nazionale si stanno organizzando dei corsi di formazione per tutori legali volontari. Diventerà qualcosa di molto importante, visto che i minori sono non accompagnati e come tali i tribunali dovranno necessariamente nominare dei tutori ,come vuole la legge. Se questi corsi formeranno veramente delle persone , preparate e motivate, la loro azione potrà essere molto utile, per non dire indispensabile. Potrebbe essere qualcosa che potremmo fare anche come pediatri.
Danielle


Questo video è stato realizzato da Anna Bernasconi, fotografa free-lance, che si trova a Lampedusa.
Dovrebbe essere visto da quanta più gente possibile, per documentare le reali condizioni di questi nostri fratelli, al di là dei proclami dei nostro governo e dell'Europa che preferisce voltare le spalle

1 commento:

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